Come si diventa traduttore

Chi è intenzionato a diventare traduttore, oltre ad avere una passione per le lingue straniere, deve essere predisposto a viaggiare: non si può pensare di essere dei bravi traduttori senza aver vissuto nei Paesi in cui si parlano le lingue con cui si vuole lavorare.

Il percorso formativo che deve essere seguito non è univoco come ci spiega Giuliana Bonifacio, traduttore a Udine: al di là degli autodidatti, comunque, è sempre preferibile frequentare delle scuole ad hoc. Dopo un diploma di maturità in lingue, consigliabile ma non obbligatorio, il suggerimento è quello di optare per una facoltà universitaria che sia strettamente correlata con la conoscenza di idiomi stranieri: traduttori e interpreti, per esempio, ma anche mediazione linguistica o lingua e letterature straniere.

Il compito di un traduttore è, prima di tutto, quello di rilevare le domande di traduzione con le quali ha a che fare, in modo tale da analizzarle e da valutare le loro caratteristiche, sia in termini di quantità di lavoro, sia in termini di costi: è necessario prestare attenzione non solo ai tempi di consegna che vengono richiesti, ma anche all’ambito tematico di riferimento.

Non bisogna pensare, infatti, che solo perché si è in grado di padroneggiare una lingua straniera si sia capaci di maneggiare qualsiasi testo: un conto è tradurre un romanzo e un conto è tradurre un contratto tra aziende infarcito di termini tecnici. D’altro canto, nemmeno in Italia qualcuno penserebbe di affidare la stesura di un documento legale a un romanziere, no?

Per diventare dei bravi traduttori, pertanto, è necessario scegliere uno o più ambiti tematici in cui ci si vuol specializzare, tenendo presente che un aggiornamento costante è indispensabile. Nel momento in cui ci si approccia a un lavoro di traduzione, si deve sapere che la traduzione vera e propria di un testo rappresenta solo la parte iniziale del lavoro, che deve essere seguita dal suo adattamento culturale e linguistico.

Per quel che riguarda i potenziali guadagni, vale la pena di sapere che il mercato nel nostro Paese è molto variegato: prima di pensare ai soldi, però, occorre capire se si è intenzionati a lavorare come freelance oppure a farsi assumere da un datore di lavoro, per esempio una casa editrice.

Volendo impegnarsi molto, per altro, nulla vieta di abbinare le due opportunità. Certo, c’è da tenere in considerazione i pro e i contro di entrambe le situazioni: da freelance, per esempio, si può godere di una maggiore autonomia, ma è anche vero che ci si deve impegnare – soprattutto nei primi tempi – nella ricerca dei clienti; da dipendenti, al contrario, si ha sempre uno stipendio assicurato, così come tutti i benefit di cui i lavoratori autonomi non possono usufruire, dalle ferie pagate alla tredicesima, senza dimenticare che in caso di malattia si continua comunque a percepire lo stipendio, senza rischi.

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